giovedì 4 agosto 2011

cibo spazzatura

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre che a Reggio Emilia e Milano,anche a Ravenna vicino a Mirabilandia e stato aperto un altro punto di ristorazione della "Roadhouse Grill",del gruppo Cremonini.Per la brutta reputazione che aleggia attorno a questa ditta,invito tutti a non entrare nei seguenti locali:

Autogrill MOTO
bar e ristoranti CHEF EXPRESS (treni e aeroporti)
supermercati MARR (diffusi soprattutto in Romagna e Marche)
e a non consumare questi prodotti:
cane MONTANA
salumi IBISE'
carni INALCA
Ricordate bene che la carne bovina utilizzata in Italia dai Mc'Donalds, è fornita dal
Gruppo Cremonini
Un ringraziamento particolare va alla mia amica Ale del blog Missminias,per avermi consigliato l'argomento.  

tratto da ravennaedintorni

I grillini contro il Roadhouse Grill
e il sindaco che lo ha inaugurato

Il ristorante del gruppo Cremonini ha aperto vicino a Mirabilandia

Fa discutere l'apertura del Roadhouse Grill nei pressi di Mirabilandia, il ristorante della catena del Gruppo Cremonini già finito al centro di un'inchiesta di Report, su Rai Tre, in cui si sosteneva che l'Inalca, una controllata del gruppo, potesse aver venduto ad una ditta di omogeneizzati carne di bovino adulto spacciandola per carne di bovino al di sotto dei 24 mesi di etá, e soprattutto veniva accusato il gruppo di aver spedito partite di carne avariata in paesi in via di sviluppo, allo scopo di ricevere dei finanziamenti dall'Unione Europea.
L'inchiesta di Report era stata poi cavalcata anche da Beppe Grillo e ora sono i grillini di Ravenna ad accusare il sindaco Fabrizio Matteucci per aver partecipato all'inaugurazione del ristorante a Mirabilandia.
«Caro Sindaco – scrive il Movimento 5 Stelle  –, oltre a festeggiare i soliti grandi "imprenditori", solo capaci di trarre profitto lasciando agli allevatori italiani e sudamericani le briciole, ci auguriamo di vederla al piu' presto all'inaugurazione del prossimo chiosco di piadina e del prossimo punto vendita di pasta fresca, che oltre a promuovere una filiera tutta italiana a km prossimo allo 0, contribuiscono a uno stile alimentare ben più salutare. Domanda: perchè noi siamo contrari a queste catene? Perchè non ci sta bene che vengano favoriti sempre gli stessi imprenditori, i cui profitti vengono realizzati spesso con manovre non limpidissime».

mercoledì 3 agosto 2011

troppo spreco


L'uomo,per sua natura,ha bisogno di leggi,che ne delimitino il libero arbitrio,ma ci vogliono anche regole adeguate alle circostanze.Le leggi non dovrebbero essere troppo statiche,altrimenti si rischia che le stesse diventino "fuori legge". Questo è quello che avviene,soprattutto nel libero mercato.Va bene libero,ma senza sprechi.         erborista1                                                                           
tratto da eco

Pesca: 2.1 milioni di tonnellate di merluzzo buttate via

 

La situazione drammatica degli stock ittici dei nostri mari dovrebbe essere ormai sotto gli occhi di tutti, i rapporti sullo stato degli ecosistemi marini danno tutti lo stesso identico responso: stiamo sfruttando troppo una risorsa che di questo passo siamo destinati a perdere. La logica del mercato applicata alla pesca ha provocato negli ultimi 100 anni danni inimmaginabili e non mancano i paradossi.
La New Economics Foundation, pur avendo come oggetto di studio l’aspetto puramente commerciale della pesca, ha raccontato un realtà che mostra in tutta la sua evidenza la follia del nostro presunto modello di sviluppo. Fra il 1963 e il 2008 le flotte europee hanno gettato in mare qualcosa come 2.1 milioni di tonnellate di solo merluzzo bianco per rimanere all’interno delle quote per la pesca stabilite dall’Unione.
Lo studio si è concentrato esclusivamente sul merluzzo perché si tratta di uno degli stock ittici sul quale esistono le stime più accurate e precise e, naturalmente, sottolinea come dal punto di vista economico si tratti di uno “spreco” di 2,7 miliardi di euro, ma non può non impressionare anche il dato ambientale. Quanto pesce peschiamo e poi buttiamo in mare ormai morto o moribondo per seguire assurde regole ispirate esclusivamente all’aspetto economico e agli equilibri commerciali dei paesi? Le stime meno prudenti parlano di una percentuale vicina al 60% del pescato. Per quanto potremo andare avanti in questo modo?

martedì 2 agosto 2011

referendum e caccia

tratto da eco

Referendum sulla caccia in Piemonte: il via dopo 24 anni

 

Nella primavera del 1987 alcune associazioni ambientaliste piemontesi raccolsero in poche settimane le 60 mila firme necessarie per indire un referendum regionale contro la caccia. Non si trattava della richiesta di abolire l’attività venatoria, ma di una serie di misure che la rendevano più complessa e più regolamentata: la protezione per 25 specie di animali ancora oggi cacciabili (8 mammiferi e 17 di uccelli), il divieto di caccia nella giornata di domenica e su terreni innevati oltre che l’abolizione di tutte le deroghe ai limiti di carniere delle aziende faunistiche private.
La giunta regionale dell’epoca dapprima approvò la consultazione, poi fece passare una legge che non recepiva tutte le richieste degli ambientalisti e avviò così un incredibile battaglia a colpi di carte bollate fra i comitati e la regione. Ci sono voluti 24 anni perché fra magistratura amministrativa ed ordinaria si arrivasse alla conclusione che il referendum ha legittimità e dovrà svolgersi. Il periodo individuato è quello fra il 15 aprile e il 15 giugno 2012 e “basterà” il quorum del 33% degli aventi diritti perché la consultazione sia considerata valida.
La storia, assolutamente kafkiana, non è però chiusa qui perché la regione non intende arrendersi e in consiglio pendono ben 4 leggi che modificano le normative sulla caccia, soltanto due di queste realmente fedeli alle richieste dei comitati referendari. Come se non bastasse sarà necessario un lavoro tecnicamente complesso sulla formulazione dei quesiti visto che, in un quarto di secolo, le leggi a cui si faceva riferimento sono state modificate e sono cambiate diverse volte. Il 17 settembre prossimo, in coincidenza con l’apertura della stagione della caccia, si svolgerà a Torino una manifestazione che avvierà la comunicazione ai cittadini rispetto ai quesiti, sempre che poi si riesca davvero a votare.