lunedì 20 maggio 2013

L'E-cat non sogna più

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Finalmente la notizia che si aspettava da tempo.
Un team di scienziati indipendenti ha confermato la produzione di calore anomalo del reattore  E-Cat dell’ing. Andrea Rossi. “Ho già impiegato circa 1.500-2.000 ore per questa storia, perché sono convinto che la tecnologia LENR è reale e concreta”ha dichiarato l’ingegnere. Rossi è ora pronto per commercializzare i suoi reattori e presto questa storia scoppierà sotto i riflettori di tutto il mondo.Il gruppo di scienziati italiani e svedesi delle università di Bologna e Uppsala hanno pubblicato il loro rapporto su due prove della durata di 96 e 116 ore, a conferma di una produzione anomala di calore nel dispositivo di energia.La relazione è disponibile per il download qui e su Arxiv.org .La conclusione della relazione è che la produzione di calore è di un ordine di grandezza che va al di là di qualsiasi altra fonte convenzionale di energia chimica, battuto solo da fonti di energia da impianti nucleari. Eppure gli scienziati hanno sistematicamente fatto ipotesi prudenti al fine di basare il risultato su uno scenario peggiore."Anche per le ipotesi più conservative per quanto riguarda gli errori nelle misurazioni, il risultato è ancora un ordine di grandezza maggiore rispetto alle fonti energetiche convenzionali."Nei test l’energia in uscita è circa 5,6 e 2,6 volte l'energia in ingresso (COP).Un'ipotesi per il valore più basso nella seconda prova è che potrebbe essere spiegato da una temperatura di lavoro inferiore, in media 302 ° C contro 438 ° C nel primo periodo ". Questa notizia è importantissima perché toglie ogni dubbio sulla veridicità del reattore.Per chi non lo sapesse l'E-Cat è un reattore nel quale nichel e idrogeno permettono una reazione a bassa temperatura,con la produzione di calore.Praticamente ci troviamo di fronte alla fusione fredda.

lunedì 22 aprile 2013

Giochi di potere

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Lo sgambetto si ripete

Napolitano contro Rodotà, nel 1992
— POLITICA

Napolitano contro Rodotà, nel 1992

In gioco c'era la presidenza della Camera: vinse Napolitano, Rodotà venne fatto fuori dal suo stesso partito e non la prese bene


Qualcosa di simile è accaduto nuovamente ieri, con il confronto durante l’elezione per il Presidente della Repubblica, di nuovo, tra Giorgio Napolitano e Stefano Rodotà. Come ieri, anche allora a Rodotà è mancato l’appoggio del suo partito – in un certo senso – naturale: il PDS e poi il PD, ma ha ottenuto invece quello di altre forze: all’epoca Rifondazione e Verdi, ieri il Movimento 5 Stelle – ma fuori da Montecitorio la piazza era comunque piena di bandiere di Rifondazione. Lo scontro fu simile anche perché avvenne al tramonto della cosiddetta “prima Repubblica” – fu la legislatura in cui scoppiò Tangentopoli e l’ultima prima dell’entrata in politica di Silvio Berlusconi – come oggi molti sostengono che sia arrivata la fine della seconda.
Le elezioni del 1992, quelle subito precedenti allo scontro tra Napolitano e Rodotà, furono elezioni storiche. Per la prima volta non si presentava più il PCI che si era scisso in PDS e Rifondazione Comunista. La Lega Nord, che si presentava per la prima volta alle elezioni politiche, prese più di 3 milioni di voti e ottenne 80 seggi  tra Camera e Senato. La Democrazia Cristiana ottenne il suo risultato peggiore di sempre e il Partito Socialista Italiano subì la prima flessione nel suo consenso dal 1979.
Il primo atto del nuovo parlamento fu l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro a Presidente della Repubblica: un’elezione travagliata, per cui furono necessari 16 scrutini. Il giorno prima della sua elezione venne assassinato Giovanni Falcone: dopo la strage di Capaci quasi tutte le forze politiche, con l’eccezione di Rifondazione Comunista e della Lega Nord, si accordarono per eleggere Scalfaro, democristiano, allora presidente della Camera. La sua elezione aprì un clima favorevole a un’entrata del PDS in un governo DC e PSI.
Com’era tradizione nella prima Repubblica – tradizione che si è persa negli ultimi anni – la maggioranza DC-PSI lasciò all’opposizione l’elezione del presidente di una delle due camere, in questo caso quella dei deputati. Per le prime due votazioni il candidato ufficiale del PDS fu Rodotà, a cui Scalfaro aveva appena lasciato la presidenza della Camera. Al primo scrutinio prese 158 voti su 554. Il secondo andò ancora peggio: 147 voti. Secondo i giornali dell’epoca, mentre riceveva i voti di Rifondazione e dei Verdi, Rodotà era preso di mira da molti “franchi tiratori” del suo stesso partito e, soprattutto, le forze della maggioranza non sembravano disponibili a votarlo.
Dopo l’insuccesso del 2 giugno il PDS, scrissero i giornali, cominciò a temere che stesse venendo meno la disponibilità dei partiti di maggioranza a votare un candidato del PDS. Il segretario del partito, Achille Occhetto, disse che «i principali gruppi parlamentari hanno dichiarato la loro disponibilità a prendere in considerazione una candidatura del Pds» e che invitavano il PDS «a non protrarre oltre l’ elezione, per mettere il presidente della Repubblica nelle condizioni di poter aprire le consultazioni».
Nel corso del 2 giugno il PDS votò per due volte scheda bianca, lasciando a Rodotà soltanto i voti di Rifondazione Comunista, dei Verdi e di alcuni altri partiti minori. La sera di quel giorno, il gruppo parlamentare si riunì per decidere una nuova candidatura. Su 107 membri del gruppo parlamentare, solo 22 si astennero e venne scelto Giorgio Napolitano, moderato, aperto al dialogo con i socialisti di Craxi e leader della corrente dei “miglioristi” all’epoca del PCI. Questa fu la notizia, a pagina 3 della Stampa del 3 giugno 1992.
Rodotà fu molto critico nei confronti del suo partito.  In un comunicato diffuso dopo la riunione che aveva deciso per la candidatura di Napolitano scrisse: «Una piccola schiera di imbecilli ha ridotto tutto a una fame di poltrone che, se fosse esistita, molti erano pronti a saziare con ragguardevoli bocconi». Poco dopo si dimise da presidente del partito e dalla vicepresidenza della Camera. Il giorno dopo, il 3 giugno, Giorgio Napolitano venne eletto con 360 voti che includevano quelli del PDS, della DC e del Partito Socialista.
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