giovedì 29 settembre 2011

buone notizie per il cuore

 

 Salute: arrivano i cerotti che riparano il cuore infartuato

Salute: arrivano i cerotti che riparano il cuore infartuatoSalute: arrivano i cerotti che riparano il cuore infartuatoNotizie positive in tema di salute del cuore, Sono stati inventati i primi cerotti che hanno la caratteristica di riparare il cuore colpito da infarto, grazie a dei nanofilamenti d’oro che, migliorando la trasmissione degli impulsi elettrici, favoriscono la contrazione delle cellule cardiache in modo ordinato e compatto.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology assieme ai medici del Children Hospital di Boston. A breve il cerotto verrà testato sugli animali.* Questi cerotti, chiamati anche ‘Patch cardiaci’, vengono creati ponendo su un’impalcatura tridimensionale le cellule cardiache. La suddetta impalcatura è formata da polimeri sintetici e biologici.
I ricercatori hanno evidenziato che attraverso l’inserimento dei nanofilamenti d’oro nell’impalcatura è migliorata sensibilmente la risposta alle stimolazioni elettriche.
Grazie a questo cerotto, poi, il tessuto cardiaco diventa più solido e resistente. I nanofilamenti, in sintesi, comportano una contrazione di molte più cellule cardiache, anche quando la stimolazione  si applica lontano.
I ricercatori, intanto, già stanno riflettendo sulla possibilità di usare tecnologia anche su altri tessuti stimolabili
Fonte
 *Nota personale:su questo non sono d'accordo,a meno che non ci sia da salvare un animale da un infarto

venerdì 16 settembre 2011

ancora sul fotovoltaico

Certo,se andiamo avanti così...

tratto da greenme

Fotovoltaico: l'Italia è prima al mondo. Superata anche la Germania




fotovoltaico-italia
Lo storico sorpasso è avvenuto: secondo i dati dell'Epia (l'Associazione europea dell'industria fotovoltaica) l'Italia quest'anno, per la prima volta,  supererà la Germania quanto a potenza installata da fotovoltaico.
Secondo l'Epia del resto, l'Italia potrebbe essere il primo paese in cui, nel 2013, si potrà raggiungere la cosiddetta "grid parity", ovvero il momento in cui avrà lo stesso costo produrre il medesimo quantitativo di energia elettica da fonte fossile e da fonte fotovoltaica. Avevamo già parlato, poi,  dei dati diffusi dal GSE e di come, secondo tali dati, il fotovoltaico italiano fosse cresciuto a tassi record negli ultimi anni, tuttavia attestandosi sempre in seconda posizione, proprio dietro la Germania,  da sempre un modello a cui guardare. Ed invece i 14 GW di potenza installata attesi entro la fine dell'anno ci hanno fatto scalare la classifica e superare anche i tedeschi. E' la conferma che, pur tra luci ed ombre, il mercato fotovoltaico italiano ha potenzialità di sviluppo e può essere il settore trainante della nostra green economy.
I dati sullo storico sorpasso sono stati diffusi ieri a Roma, al  PV Rome Mediterranean, durante un convegno organizzato dal Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), nell'ambito di ZeroEmission Rome, manifestazione in corso alla Fiera di Roma e dedicata alle energie rinnovabili, sostenibilità ambientale, lotta ai cambiamenti climatici ed emission trading. Durante il convegno, inoltre, è emerso che  lo sviluppo del fotovoltaico italiano proseguirà con buoni tassi di crescita anche nei prossimi anni: il volume di installazioni fotovoltaiche raggiungerà, infatti, nel 2012 e nel 2013 rispettivamente i 2,7 GW e 2,6 GW.  “Dati importanti, certamente inferiori alle performance del mercato negli ultimi due anni, ma che permettono di guardare al futuro con un certo ottimismo, nonostante i timori sulla tenuta del comparto dopo la sostanziale riduzione delle tariffe incentivanti introdotta dal Quarto conto energia” – ha commentato Valerio Natalizia, presidente del Gifi.
E proprio gli effetti della nuova legislazione sono stati uno dei temi al centro dell'incontro. “Il nuovo sistema di incentivi provocherà una trasformazione del mercato rispetto a quanto avvenuto in passato: le nuove tariffe penalizzano le grandi installazioni, ma non è detto che il fotovoltaico debba e possa svilupparsi solo grazie a queste -ha spiegato Natalizia -. Si aprono infatti nuovi e promettenti scenari rappresentati in primo luogo dalla crescita degli impianti commerciali, quindi di media taglia realizzati sui tetti di strutture si lavorerà molto sul residenziale. La crescita di queste installazioni, inoltre, stimolerà l'innovazione tecnologica, per la necessità di trovare soluzioni che consentano l'integrazione dei sistemi sui tetti e nelle facciate degli edifici, campo nel quale i produttori di moduli italiani possono contare su un bagaglio di conoscenze e un gusto per l'estetica che i nostri competitor non hanno. Insomma, sebbene sia facile prevedere una certa selezione degli operatori, le opportunità per continuare a fare bene per le aziende”.
Il presidente del Gifi ha poi sottolineato il bilancio positivo del fotovoltaico per il sistema Italia.Il settore nel giro di pochi anni ha dato un forte impulso alla creazione di nuovi posti di lavoro, circa 20.000 addetti diretti, con un'età media dei lavoratori di 35 anni, e uno dei pochi che ha continuato a crescere anche in una situazione economica particolarmente difficile – ha spiegato Natalizia -. Altrettanto importante è il peso che il solare sta acquisendo nel mix energetico. Il fotovoltaico è oggi a tutti gli effetti una fonte primaria, se consideriamo che copre circa il 3% della domanda, quota che entro il 2012 arriverà al 6% e che rappresenta circa la metà rispetto a una fonte come il carbone. Un risultato ancora più straordinario se pensiamo che è stato ottenuto nel giro di pochi anni”.
Cosa serve per continuare a crescere? La stabilità normativa rappresenta uno dei fattori essenziali per proseguire su questo percorso virtuoso – ha spiegato Natalizia -. Abbiamo rilevato che dall'agosto del 2010 all'agosto del 2011 ci sono stati ben 6 interventi normativi che hanno modificato le regole del sistema e ciò sicuramente non favorisce gli investimenti e l'ingresso nel mercato di grandi gruppi industriali. Inoltre, riteniamo ormai indispensabile semplificare e omogeneizzare le procedure autorizzative. Infine, il potenziamento delle infrastrutture di trasmissione dell'energia e spingere sulla creazione delle reti intelligenti (le cosiddette smart grid) per la gestione ottimale dell'energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Altro comparto, quest'ultimo, dove le imprese italiane possono avvantaggiarsi e diventare esportatori di know how e di tecnologie nel resto d'Europa.
E secondo L' Epia (European photovoltaic industry association) , come detto,  l'Italia sarà il primo Paese europeo a raggiungere la grig parity.Il pareggio del costo del kWh fotovoltaico con quello generato dalle fonti tradizionali sarà raggiunto nel 2015 per gli impianti con 3 kW di potenza, e nel giro dei due anni successivi per tutte altre taglie di installazioni – ha spiegato Ingmar Wilhelm di Epia -. Inoltre, l'Italia si attesterà al primo posto per capacità installata annua, superando per la prima volta la Germania. Al terzo posto si consoliderà il mercato degli Stati Uniti, seguito da quelli del india, Giappone con la Cina che balza al quinto posto”.

Un conto energia anche per il solare termico?

Nel corso del PV ROme Mediterranena, poi, è tornato all'ordine del gionro il tema della introduzione di una sorta di Conto Energia anche per il solare termico, un meccanism di incentivazione, cioè, che produca anche in questo settore un meccanismo simile a quello da empo in vigore per il fotovoltaico.  L'argomento è stato oggetto di dibattito al convegno di Assolterm ‘Valorizzazione del solare termico. Sergio D'Alessandris, presidente dell'associazione italiana per il solare termico, ha ricordato che “all’inizio del 2012 dovrebbe scattare, secondo il Decreto Legistlativo 28/11 dello scorso marzo sulle energie rinnovabili, il nuovo meccanismo di incentivazione del solare termico, basato sui criteri del conto energia, cioè sulla corresponsione di un incentivo per ogni kWh di energia termica prodotto. Le norme attuative del decreto – ha aggiunto – dovrebbero essere definite per fine settembre, e fissare l'entità e i criteri dell'incentivazione, ma ancora non è stato formato un tavolo tecnico per discuterne.”
In vista di questi appuntamenti Assolterm ha formulato una sua proposta, che “prevede – ha spiegato D’Alessandris - un incentivo fisso e forfettario al kWh per impianti di piccola taglia fino a 35 kW di potenza (circa 50 metri quadri di pannelli solari) e un incentivo calcolato sulla reale produzione, da contabilizzare con appositi sistemi, per impianti di potenza tra 35 kW e 1 MW. Ovviamente – ha poi precisato - tutto dipende dal valore dell'incentivo che sarà fissato dal Governo. Quello che chiediamo noi è che l'incentivo fissato sia equo e non penalizzi la tecnologia del solare termico rispetto alle altre. Abbiamo l'obiettivo al 2020 di installare 26 milioni di metri quadri di pannelli solari, contro i 2,5 milioni installati attualmente. Per raggiungere l'obiettivo è importante non deprimere il settore, che tra l'altro conta su prodotti di produzione prevalentemente italiani”.
Luciano Barra, capo della segreteria tecnica della Direzione generale per l'energia del ministero dello Sviluppo economico ha ribattuto che, secondo le valutazioni del ministero, “riteniamo la soluzione migliore prolungare, per gli impianti solari termici di piccola taglia, di almeno tre anni, il sistema di detrazione fiscale del 55% previsto per gli interventi di razionalizzazione energetica degli edifici, che ha dato buoni risultati e riservare il conto energia per impianti di taglia maggiore. Il problema del solare termico – ha commentato Barra – che attira meno interessi del fotovoltaico, non sta però soltanto negli incentivi, ma anche in un appeal che questa tecnologia non ha presso i cittadini, forse a causa del suo scarso contenuto innovativo. Un'idea attualmente al vaglio è quindi di subordinare una parte dell'incentivo al contenuto tecnologico dell'impianto, per stimolare l'industria a sviluppare nuovi prodotti, capaci magari di produrre freddo dall'energia solare nel periodo estivo. Abbiamo lanciato questa proposta alle associazioni e alle aziende del settore, ma devo dire che finora non abbiamo avuto riscontri”.

mercoledì 14 settembre 2011

ottime prospettive per il 2020

tratto da eco

Nel 2020 energia da rinnovabili pari a 5 centrali nucleari

 
climaticamente trentino Secondo Leonardo Setti docente all’università di Bologna e esperto di fotovoltaico:
In Italia negli ultimi due anni, grazie alle energie rinnovabili sono stati prodotti 12 miliardi di kWh pari a una centrale nucleare di 1.600 megaWatt. Mantenendo questo trend nel 2020 la produzione sarà equivalente a quella di cinque centrali nucleari.
L’analisi arriva all’indomani della pubblicazione dei dati GSE che annunciano che in Italia sono stati superati i 10mila Mw installati di energia fotovoltaica. Il discorso è stato pronunciato durante il convegno Impatti, mitigazione e adattamento: una scommessa globale sul clima che verrà tenuto nell’ambito di Climatica…Mente Cambiando settimana dedicata ai cambiamenti climatici dalla Provincia di Trento.
Dopo il salto la trascrizione di una parte dell’intervento.
Ha detto Setti (qui l’audio è il primo intervento):
Abbiamo il problema di dover decarbonizzare e l’Europa ha iniziato questo percorso. Il problema delle emissioni è legato fortemente alla produzione di energia. Nella road map della European climate foundation al 2050 dovremmo decarbonizzare all’80%, ossia produrre l’80% di energia senza emettere carbonio. Mediamente a una famiglia europea costerà 256 euro all’anno. Per mantenere questo obiettivo necessitiamo di una politica integrata europea. Quindi abbiamo bisogno di ridurre i consumi, fonti rinnovabili e acquisti verdi. Sono le stesse azioni su cui si basa il sistema di gestione integrato dei rifiuti. Oggi dobbiamo pensare all’atmosfera come a una discarica di aria. Quale futuro energetico? I consumi consistono in un 50% termico, 35% trasporti e 20% elettrico al consumo finale e dobbiamo passare a un sistema maggiormente elettrificato. Dovremo iniziare a elettrificare tutto. L’Europa ha messo in atto il primo passo della strategia: 20-20-20 che non è il passo finale ma il passo iniziale. Al 2020 non raggiungeremo la riduzione dei consumi. E’ più facile consumare che ridurre i consumi: tendiamo a sprecare. La strategia per ridurre i consumi è adottare una direttiva con sanzioni e la Commissione europea vorrà imporre la riduzione dei consumi. Al giugno 2014 arriverà la direttiva. Credo che dovremmo iniziare a pensare alla prevenzione. La Direttiva 28 dà gli obiettivi che tutti gli stati membri devono raggiungere al 2020. Sono diversi per tutti gli stati membri e l’Italia ha come obiettivo il 17% di energia rinnovabile al consumo finale. Una delle indicazioni è che il 10% dei trasporti debba essere alimentato da fonti rinnovabili. Siamo assolutamente impreparati dal punto di vista culturale. Alla fine del 2012 dovremmo rendicontare all’Europa. Se avremmo contratto debiti (e ci siamo vicini) dovremmo importare energia rinnovabile: vuol dire fermare i nostri impianti per andare a importate energia da altri paesi. Romani ha annunciato che importeremo 1000 megawatt di energia eolica dai Balcani. Ma non possiamo produrcela da soli? Abbiamo già inserito un debito nel bilancio di previsione al 2020: 1,1milioni di tonnellate di petrolio equivalenti di consumi di energia rinnovabili, ossia trasferimenti da altri stati. Quando è uscito il decreto Romani 28 c’è stata la sollevazione. Come noi con il debito c’è il Lussemburgo. Dal 2008 al 2009 siamo passati a 1,6 milioni di tonnellate di petrolio equivalente grazie al boom del fotovoltaico. In Italia sono stati installati 10mila megawatt di fotovoltaico che oggi ci permette 12miliardi di kilowattora equivalenti a una centrale nucleare da 1600 megawatt. Fino al 2007 si diceva che questa energia, il fotovoltaico, non poteva incidere sul consumo elettrico. Dobbiamo lavorare però molto sulla riduzione dei consumi. In un bilancio energetico l’amministrazione pubblica incide per l’1% e nello stesso istante però deve coinvolgere tutti. Dobbiamo capire come sono distribuiti i consumi per poter risparmiare. Con le rinnovabili termiche dobbiamo arrivare nei centri storici e possiamo arrivarci con un teleriscaldamento. L’altra possibilità è il biogas in tutti centri agricoli. Possiamo produrre quel biometano che arrivi direttamente alle caldaie a condensazione. E in un periodo di transizione siamo costretti a passare da li.
Aggiungo che la Provincia autonoma di Trento ha posto al centro della sua politica i cambiamenti climatici, considerati un dato di fatto e non un fatto tutto da dimostrare. Di conseguenza le scelte della Provincia sono plasmate su questo evento e nel ridurre l’inquinamento ambientale, specie dell’aria, per evitare di interferire ulteriormente. E’ tutto molto pratico: è stato aperto il tavolo provinciale di coordinamento e azione sui cambiamenti climatici che include politici e scienziati. Dunque i politici seguendo le indicazioni degli scienziati strutturano interventi quali: mobilità sostenibile, risparmio energetico per gli edifici, produzione di energia da fonti rinnovabili. L’ottimizzazione tra spesa e risultato è messa però a dura prova dall’attuale crisi economica.
Come ricordava Setti nel suo intervento l’indirizzo della politica energetica, in base alla Direttiva 28 della Ue è di tipo locale e dunque saranno proprio le comunità a essere protagoniste della riduzione delle emissioni di CO2.